Territorio & Itinerari

Visita ALTAMURA

Altamura è un comune italiano di 70 353 abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia. Qui vi è prodotto il pane DOP, tipico nella sua forma (in gergo sckuanéte, trad. alto). Il monumento principale è la cattedrale di Santa Maria Assunta, esempio di Romanico pugliese, stile gotico (secolo XIII); da aggiungersi l'Uomo di Altamura, scheletro integro di Homo neanderthalensis, e cava dei dinosauri, giacimento risalente al Cretacico con impronte di dinosauri.

La Storia

Non vi sono documenti storici che indichino con sicurezza il nome originario dell'antica città di Altamura; si potrebbe parlare di un caso di damnatio memoriae. Secondo un'antica leggenda, il primo nucleo abitativo fu fondato col nome di Altilia o Alter Troia, ma non ci sono testimonianze dirette/indirette che confermino ciò. Da alcuni documenti notarili della città di Gravina dell'inizio del XIII secolo, si evince l'esistenza, nella zona interessata dall'attuale Altamura, di un piccolo centro chiamato Murum.
Questo toponimo potrebbe riferirsi all'antica cinta muraria che doveva caratterizzare l'abitato.[senza fonte] L'imperatore Federico II nella visita del 1232, decise di costruirvi una basilica dedicata a Santa Maria Assunta, la cui facciata originaria si rivolgeva verso la città di Gravina. La chiesa fu successivamente distrutta da un incendio e la successiva ricostruzione ne modificò la posizione. Nel 1463, lo stemma comunale fu sormontato dalla corona, per volere dell'imperatore Ferdinando I d'Aragona; la città successivamente divenne feudo di varie famiglie nobiliari, a partire dagli Orsini Del Balzo e dei Farnese (1538-1734), committenti di numerosi palazzi e chiese. Nel 1531, dopo la conquista spagnola della Puglia, i cittadini ne riscattarono l'autonomia amministrativa, pagando alla Corona di Spagna la somma di 20.000 ducati.
Fu poi dote di matrimonio di Margherita d'Austria, e in questo periodo si registrò una notevole espansione al di fuori delle mura cittadine. Nel 1648 l'insurrezione di Masaniello a Napoli coinvolse molte altre città del regno in un moto contro la feudalità; tra queste Altamura, che si era opposta con decisione ai tentativi di riconquista da parte di Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona, il potente conte di Conversano. In quell'occasione, Altamura aderì alla Repubblica Napoletana e per un breve periodo si autogovernò.



Nel 1748 Carlo VII di Napoli vi fondò una università: un difficile percorso di affermazione, tra le prime in assoluto in tutta l'Italia Meridionale. Alla fine del XVIII secolo, e per quasi tutti gli anni novanta, l'antica nobiltà di Altamura era ancora molto potente, sia come censo che per la notevole influenza che aveva alla corte di Napoli; illuminante è l'episodio dell'aprile del 1797. I rappresentanti dei nobili altamurani, con le loro sollecitazioni riuscirono a modificare il programma del Re, allora in visita a Gravina, quasi costringendolo ad una imprevista permanenza a Altamura. La città fu per l'occasione non solo riccamente addobbata, ma sistemata anche nell'accesso e rifacendo larghi tratti di strada. Ma i tempi mutano rapidamente; nel 1799, solo 10 anni dopo l'accendersi della rivoluzione francese, venne piantato l'Albero della Libertà e proclamata la repubblica. Altamura accolse con entusiasmo le nuove idee giacobine; l'antica nobiltà fu facilmente isolata e in parte incarcerata, tuttavia anche se assai scarsi nel numero i rappresentanti della vecchia classe dirigente conservavano la loro potenza economica e politica.
Il sogno di libertà durò perciò molto poco: giunsero quasi subito le truppe della Santafede, guidate dal cardinale Fabrizio Ruffo, alla riconquista della città. Altamura cercò di resistere con ogni mezzo, con soli tre cannoni e poche munizioni; tanto che furono utilizzati nei cannoni, come proiettili per l'ultima disperata resistenza, le monete dell'Erario Municipale: ma fu tutto inutile. Il 10 maggio dello stesso anno, l'esercito filoborbonico entrò in città, saccheggiandola e ristabilendo al potere la nobiltà. In quell'occasione le truppe “sanfediste” si vendicarono spietatamente della terribile e inutile strage compiuta nel convento di S. Francesco da Paola dal sacerdote e commissario rivoluzionario Palomba, che, vista inevitabile la resa agli assedianti, fece fucilare frettolosamente tutti i 150 carcerati filoborbonici presenti in quel momento nel carcere. I corpi dei malcapitati furono gettati nei sepolcreti della chiesa, tra i gemiti dei moribondi e le grida dei feriti, tanto che, alcuni di loro furono salvati il giorno seguente dall'arrivo dei vincitori. Da allora Altamura ebbe il nome "Leonessa di Puglia" per il coraggio dimostrato durante la ribellione contro i Borboni.

Palazzo Viti ospitò, dal 1808 al 1817, la Corte d'Appello di Terra di Bari, Basilicata e Terra d'Otranto, concessa da Gioacchino Murat per il tributo di fede e di sangue del 1799. Nel Risorgimento fu sede del Comitato Insurrezionale Barese e, dopo l'Unità del 1860, del primo Governo Provvisorio per la Puglia.

Fonte: Altamura

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